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Rimini, il patron Grassi: “In caso di promozione proporrò l’azionariato popolare, i club non devono essere un giochino di sceicchi o imprenditori. Il calcio è un fenomeno culturale, non solo sportivo”

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Rimini, il patron Grassi: “In caso di promozione proporrò l’azionariato popolare, i club non devono essere un giochino di sceicchi o imprenditori. Il calcio è un fenomeno culturale, non solo sportivo”

Chi me lo fa fare? Se lo chiede anche la mia famiglia”. Giorgio Grassi, patron del Rimini, è un libro aperto. Una persona illuminante e senza dubbio insolita nel mondo del calcio. Appuntamento via telefono (fisso). Eh già, perché Grassi non utilizza il cellulare. Uno potrebbe pensare che non sia al passo con i tempi, e invece niente di più sbagliato. Giorgio Grassi è avanti a tutti, nelle idee e nel suo modo di pensare. E oggi il patron del Rimini Calcio si racconta a GianlucaDiMarzio.com, partendo proprio dalla sua squadra, protagonista di una campionato strepitoso in Serie D, prima con nove punti di distacco sul Villabiagio secondo in classifica.

“Stiamo facendo un campionato fantastico e sorprendente, ma non voglio vendere la pelle dell’orso prima di averlo catturato…”. Mai banale, come nella sua idea, davvero innovativa, in caso di promozione in Serie C: “Se dovessimo andare nei professionisti, proporrò l’azionariato popolare. Questa proprietà conferirà il proprio patrimonio a costo zero, chi compra parte da zero debiti con un progetto già avviato. Non chiederemo un centesimo, sarà un’azionariato democratico, con un direttivo ed un presidente. Chi compra per mille euro ha un voto, chi compra per 100mila avrà cento voti, e così via. La vecchia proprietà avrà un diritto di voto esattamente come gli altri, a seconda di quanto compra. Io sarò uno dei tanti, non sarò presidente o amministratore delegato”.

Un’idea, anzi forse più un ambizione: “Voglio che il Rimini diventi davvero un bene per tutta la città, senza uno al comando, tutti si devono sentire parte del progetto, e non un giochino in mano allo sceicco o all’imprenditore di turno”. Sono davvero troppi gli esempi di società in mano a persone con altri interessi, che non fanno bene al club o al sistema calcio. E stiamo parlando di tante realtà, che ogni anno vivono con l’acqua alla gola e con la speranza di poter essere acquisite dal magnate di turno. Così però non funziona, e l’azionariato popolare può risolvere parecchi problemi, specialmente per realtà come quelle del Rimini, che ha vissuto sulla propria pelle diversi fallimenti economici e sportivi negli ultimi anni.

Il Rimini sta facendo un campionato di livello altissimo (Girone D) in Serie D. Eppure proprio l’anno scorso Grassi ci diceva che avrebbero puntato ad una stagione di consolidamento: “E’ andata meglio del previsto, abbiamo mantenuto il gruppo dello scorso anno che si è rivelato davvero affidabile. Abbiamo giocato diverse gare con 8-9 giocatori della passata stagione, poi abbiamo migliorato dove avevamo bisogno. Ma noi puntiamo alle persone, prima che ai giocatori. Vogliamo che si crei un rapporto con la tifoseria, con lo spogliatoio. I valori umani e la riminesità vengono prima di qualsiasi cosa”.

Eppure a dicembre c’è stato anche un cambio di rotta in panchina apparentemente inaspettato: Gianluca Righetti ha sostituito Simone Muccioli quando quest’ultimo si trovava ad un solo punto dalla prima posizione: “All’interno c’era qualche malumore che non ci piaceva, nonostante l’ottimo risultato sportivo”. Eh già, perché l’obiettivo del Rimini non era la Serie C, almeno per quest’anno: “Non ci pensavamo ad inizio anno, ora però siamo lì. A gennaio abbiamo preso un giocatore come Capellupo, che ha giocato più di cento partite in C. Possiamo farcela, ci crediamo”.

E nel Rimini c’è anche chi conosce bene il calcio d’alti livelli, come Adrian Ricchiuti, una vera e propria bandiera da queste parti. È infatti il giocatore con più presenze e più gol con il Rimini: “Dopo aver smesso lo scorso anno è diventato il nostro team manager. È l’anima dello spogliatoio ed il nostro primo tifoso. Aiuta i giovani e da l’esempio a chi arriva. Oltre ad essere la storia del nostro club, si è calato benissimo in questo nuovo ruolo, fa da collante tra la società e il gruppo e penso stia facendo un ottimo lavoro, meglio di quello che pensavamo, sono sincero”.

Ma in questo modello sportivo ideato da Grassi non esiste solo lo sport: “Il calcio e la cultura devono andare a pari passo. Abbiamo creato un blog chiamato “Non solo calcio” e “Pangea”, una rivista culturale online. Oltre a questo stiamo cercando di migliorare il lato social del Rimini. L’obiettivo è quello di far diventare il calcio come fenomeno culturale e non solo sportivo, miglioreremo la struttura del nostro settore giovanile, prendendo spunto da quello che fanno all’estero, per essere davvero al passo con i tempi”.

Insomma c’è davvero tutto in questo Rimini. Passione, idee e risultati. Ma quali sono le motivazioni che spingono Grassi a fare tutto ciò? “Anche la mia famiglia a volte se lo chiede, ma io sono convinto di quello che faccio. Se ci sarà sensibilità verso queste iniziative andremo avanti, altrimenti sarà complicato. Me lo sono detto: o si fa così, oppure non si va da nessuna parte”. Se solo fossero di più i presidenti a pensarla come Giorgio Grassi il calcio italiano non sarebbe nella situazione in cui è. Oggi, però, ci aggrappiamo a questa realtà, perché forse Grassi ha davvero ragione quando dice che “un altro calcio è possibile”. Rimini ne è la dimostrazione.

INTERVISTA RILASCIATA AL SITO GIANLUCA DI MARZIO. Com

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11 Di risposte a “Rimini, il patron Grassi: “In caso di promozione proporrò l’azionariato popolare, i club non devono essere un giochino di sceicchi o imprenditori. Il calcio è un fenomeno culturale, non solo sportivo””

  1. Aiutoooooo!!!

    Pubblicato da Preoccupatissimo | 16 febbraio 2018, 21:29
  2. Non posso leggere una cosa del genere!!! Ma da dove viene questo Grassi? Ma la conosce la storia del Rimini? Mah!

    Pubblicato da Simone | 16 febbraio 2018, 21:39
  3. Aver chiuso (al momento?) la porta in faccia ai croati non vorrei si rivelasse un clamoroso autogol. Ai posteri.

    Pubblicato da PIX | 16 febbraio 2018, 22:34
  4. Ma se sulla ristrutturazione dell’ingresso del Neri col 70% di detrazioni non ha risposto nessuno cosa continui ancora con l’azionariato popolare? A meno che non prepari il suo addio dando poi la colpa a imprenditori e tifosi. Mitico!!!

    Pubblicato da Cesarina | 17 febbraio 2018, 13:45
  5. Ricapitolando, Grassi non ha i soldi per fare la C e li vuole dai riminesi che non daranno mai a lui i propri soldi per farlo giocare a fare il Presidente con i soldi degli altri, anche perchè due riminesi su tre non lo possono vedere e lo vorrebbero fuori dai piedi prima possibile.
    Quindi? Erro se dico che siamo leggermente nella pupù?
    C’è qualcuno che glielo può spiegare prima che sia troppo tardi?
    Veronica, vuoi provare tu visto che sarai un dirigente della sua società?

    Pubblicato da Filippo | 17 febbraio 2018, 18:45
  6. Tipico discorso di chi non vuole mettere i soldi e non sa come uscirne: Un consiglio Grassi? Lascia il Rimini a zero euro al sindaco così esci da vincitore è al Rimini ci pensano altri.

    Pubblicato da Maurizio | 17 febbraio 2018, 19:05
  7. Filippo chi ti fa pensare che 2 riminesi su 3 non lo possono vedere? Veramente è.proprio vero il contrario anzi anzi…fa una cosa prima di parlare.documentati

    Pubblicato da Ale | 17 febbraio 2018, 19:29
  8. Leggendo alcuni commenti si capisce bene perché al Neri la domenica ci siano sempre i soliti noti.Tifosi da tastiera che criticano pur avendo la propria squadra al primo posto con 9 punti di distacco sulla seconda.Una domanda:da quanto tempo non andate allo stadio?#FORZA RIMINI

    Pubblicato da Ugo.RN | 17 febbraio 2018, 20:08
  9. Mi meraviglio di Di Marzio che lo intervista

    Pubblicato da Giggino | 17 febbraio 2018, 22:39
  10. Ale, sono riminese, vivo a Rimini, parlo con i riminesi come me e vado allo stadio.
    Ribadisco che Grassi è profondamente antipatico a due riminesi su tre che lo definiscono arrogante e scaltro, a partire da come ha ottenuto la gestione della squadra facendola sprofondare in Eccellenza in barba ad altri pretendenti più accreditati che ci avrebbero fatto partire dalla D ed oggi forse saremmo già in C con la possibilità concreta di affrontarla, magari con buone speranze.
    Ritengono che non sia spinto dalla passione per il Rimini nè per il calcio ma da vanagloria personale.
    Io non lo conosco per cui non mi esprimo, mi limito a riferire quello che sento e eche mi induce a pensare che non troverà terreno fertile la sua annunciata “raccolta fondi”.

    Pubblicato da Filippo | 17 febbraio 2018, 23:58
  11. Concordo, puoi chiamarlo azionariato popolare, pippo, pluto o qui quo qua, di fatto si tratta di chiedere alla gente di mettere i soldi al suo posto, al contrario di quello che fanno gli altri presidenti che li mettono di tasca propria.
    E come infiocchetta la cosa per venderla ai boccaloni, è veramente magistrale.
    Un vero volpone!

    Pubblicato da Davide | 18 febbraio 2018, 23:26

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