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Rimini, progetto giovani tra presente e futuro.Il presidente Amati: «Intendiamo portare dentro i ’94 e i ’95. Allo stadio familiari, gli amici di scuola e di tempo libero»

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RIMINI – Sabbia di casa mia, che parlando di calcio riminese vuol dire parafrasare l’erba non in riva al mare ma sul manto del vecchio “Romeo Neri” dove c’è una squadra ripartita da zero con quattordici ragazzi del posto. Tutto ruota intorno a un vivaio di quattrocento giovani che sono il presente e il futuro del club. E’ un altro Rimini. Nell’estate del 2010, quando la Cocif decise di farsi da parte rinunciando alla Prima Divisione, è arrivato Biagio Amati ad aprire il nuovo capitolo. E’ bastata una stagione in serie D, categoria frequentata quattro volte dal 1912 anno di fondazione, per riprendersi i professionisti così da rinverdire le novi stagioni in B (l’ultimo ciclo dal 2005 al 2009) e le 58 in C. Fare da soli è più bello, perciò il piano di Amati è stato subito chiaro: valorizzare il tessuto locale, coinvolgendo i riminesi con l’ambizione di voler essere protagonisti, come sta succedendo guardando oggi la classifica. Il gruppo è sostanzialmente quello che ha vinto i play off in D. Si sono fatti interventi col bisturi per completare l’organico composto per larga parte di esordienti nei pro’, compreso l’allenatore Luca D’Angelo.

MOGLI E BUOI – “Siamo felici di essere rinati, abbiamo vissuto come un’avventura l’esperienza nei dilettanti fino a ritrovare una dimensione migliore. Volevamo un anno tranquillo, di transizione, ma adesso che ci siamo non ci tiriamo indietro. La nostra politica, comunque non cambia”, spiega Amati, 48 anni, costruttore riminese che porta avanti l’impresa di famiglia. Il solco è tracciato dal presidente: “Guardiamo ai nostri ragazzi, li cerchiamo bravi, li facciamo maturare. Ringiovaniremo di più, intendiamo presto portare dentro i’94 e’95. Gli effetti sono positivi anche per le tante presenze allo stadio di familiari, amici di scuola e di tempo libero. E’ questo il calcio che vogliamo”. Certi ponti col passato rimangono, vedi la presenza di due simboli del Rimini vincente del ciclo Bellavista quali D’Angelo il tecnico e Paolo Bravo il direttore sportivo. Così come sono punti di riferimento Elvio Selighini sulla panchina nell’ultimo anno di B e oggi responsabile della scuola calcio e allenatore degli Allievi Nazionali, Giordano Cinguetti specialissimo ex che guida la Berretti, Mirko Malferrari secondo di Mauro Melotti nell’ultima annata di Prima Divisione e adesso al timone dei Giovanissimi Fascia B.

DA SACCHI A BELLAVISTA – Ancora oggi è per tutti il leggendario Rimini dei Fagni, Carnevali, Sarti e Cinquetti che , allenato da Cesare Meucci con Gilberto Gaspari presidente, conquistò nel 1975/76 per la prima volta la serie B. Nella lunga parabola biancorossa ci stanno personaggi e storie indimenticabili, dal settennato in C1 dove sulla panchina è passato Arrigo Sacchi, all’avvento nel 1994 di Vincenzo Bellavista. Lo spartiacque è proprio questo: la Cocif prese il club dall’asta fallimentare e in un’estenuante gimcana tra allenatori e play off approdò dalla C2 alla C1 nel 2003/2004 dopo 23 anni di assenza vincendo anche la supercoppa di C.Questi trionfi si legano al nome del tecnico Leonardo Acori, scelto da Bellavista che cercava l’uomo giusto per la felicità. Quella felicità che si è spezzata il 21 maggio 2007 con la morte del grande patron. Quanto è diventata dura senza di lui.( Ufficio stampa Lega Pro’)

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